Tags: fandom: crossover

"Il sangue è vita"

Autore: gw_at_ecate
Fandom: Frozen/Le 5 Leggende
Titolo: "Il sangue è vita"
Prompt: 121 bacia la mano di chi ti nutre
Rating: nc17
Note: Vampire!AU, biting+bloodplay

Elsa si era persa.
Da cinque giorni continuava a correre prendendo direzioni alla cieca, cercando solo di allontanarsi il più possibile da casa. La luce del giorno rischiava sempre di coglierla impreparata, e ormai la paura, la fame e la stanchezza erano troppo forti. Le gambe minacciavano di cederle ad ogni passo, e le mancava il fiato.
Non aveva idea di che ore fossero. Immaginava fosse tardi, ma non sapeva quanto, se all’alba mancasse poco o molto. Si sentiva stanca, aveva bisogno di riposare, accasciarsi al suolo e piangere finché non si fosse addormentata.
Si aggirò tra gli alberi del parco, trascinando i piedi, evitando i viali illuminati nel timore di incontrare qualcuno. Sentiva la gola secca e la lingua asciutta, la testa le girava.
Nascosta dall’edera e dagli arbusti, intravide una vecchia rimessa per gli attrezzi. Il piccolo edificio aveva un’aria triste e abbandonata, con i rampicanti che sostenevano la vecchia porta in legno crepata dai tarli e dall’umidità.
La ragazza aprì la porta della rimessa con cautela. Dentro non c’era nulla, se non dei pali di cemento abbandonati in un pesante mucchio, e una vanga rotta. Nessuna apertura oltre alla porta che chiuse dietro di sé. Erbacce e altre piante selvatiche erano germogliate tra le fessure del pavimento in pietra, fiorendo nella trascuratezza.
Elsa rimase in ascolto: non c’era vento, l’acqua del laghetto artificiale era ferma, non udì nessuno zampettare di topi o altri animali fastidiosi.
Al buio, si permise finalmente di cedere. Sedette per terra, con la schiena al muro e le gambe strette davanti al petto.
Le mancava casa sua, aveva nostalgia dei suoi genitori, di sua sorella Anna.
Ricordò il giorno in cui era fuggita: era stata male per dei giorni, bloccata in casa con la febbre alta. Ogni volta in cui aveva provato a mangiare, si era trovata a vomitare fino a sputare sangue. Aveva capito cosa le stava succedendo, ma aveva pensato di poterlo controllare. Poi Anna, la sua amata sorella, si era inginocchiata sul pavimento accanto a lei, cercando di sostenerla. Le aveva premuto una mano sulla fronte per sentirle la temperatura. Elsa aveva assaporato la pelle di Anna sulla lingua, prima ancora di accorgersi di quello che stava facendo.
L’urlo sbigottito di sua sorella l’aveva fermata prima che potesse inciderle il collo con i denti, e a quel punto Elsa era scappata, travolgendo sua madre lungo le scale. Aveva spalancato le porte e aveva corso, senza mai fermarsi fino a che le voci della sua famiglia si erano spente dietro di lei.
In quel momento, sola nella rimessa abbandonata, sapendo di non poter tornare mai più a casa sua, scoppiò a piangere.
La testa sembrava sul punto di scoppiarle, i fruscii delle foglie smosse da una volpe che camminava nel parco rimbombavano come tamburi, nemmeno il buio dava pace agli occhi stanchi, che continuavano a vedere le forme e i colori quasi fosse pieno giorno.
Desiderò restare confinata in quell’angolo stretto di mondo finché la sua gola non si fosse seccata tanto da impedirle di bere fino al resto dei suoi giorni.
Era un mostro.
Singhiozzò disperata, nascondendo il viso tra le ginocchia.
«Ehi, posso aiutarti?»
Elsa sobbalzò e si appiattì contro il muro.
Un ragazzo pallido, con i capelli e gli occhi chiari, la guardava. Stava in piedi davanti a lei, tendendole la mano e sorridendole dolcemente.
Non capì come avesse potuto non sentirlo arrivare.
«Vattene, non ti avvicinare!» gli ordinò terrorizzata.
Lui rise e allargò le braccia. «Dai, non fare così. Ti sembro un tipo pericoloso?»
«Tu no, ma io lo sono. Ti prego, non ti avvicinare.» lo supplicò Elsa.
Il ragazzo sembrò intuire qualcosa, e ignorando l’urlo della giovane, si inginocchiò davanti a lei.
«Guarda che non hai capito. Senti il mio odore: non ti accorgi che è diverso? Sono come te.»
«Cosa?» esclamò sbigottita.
«Sono un vampiro, come te. Il mio nome è Jack Frost.»
Il ragazzo si tirò una manica della felpa, e le asciugò le lacrime. Elsa inizialmente cercò di ritrarsi, ma poi si fidò del sorriso rassicurante del giovane.
«Ecco, già meglio. Non ti sei trasformata da molto, vero? Altrimenti sapresti che in questa zona è meglio non stare. C’è una guerra civile in atto tra il sire di questa città e i quattro Guardiani.»
«E tu perché sei qui?»
Jack strinse le spalle e le rispose con un sogghigno.
«Sono bravo a non farmi notare, quindi faccio un po’ quello che voglio.»
 Elsa annuì. Cercò di deglutire, ma in bocca le parve di avere carta vetrata.
A quel punto il vampiro doveva aver fatto caso al fatto che la ragazza fosse scalza e in pigiama, perché corrugò le sopracciglia.
«Allora, come ci sei finita qua?»
«Sono scappata di casa. Mi hanno morsa, e stavo per attaccare mia sorella, e…»
Prima che ricominciasse a piangere, Jack le strinse la spalla.
«Ehi, calmati. Va tutto bene, -» la guardò, in cerca di un nome.
«Elsa.»
«Elsa. Va tutto bene, Elsa.» la rassicurò. «Raccontami cos’è successo, vediamo cosa posso fare per aiutarti.»
Elsa strinse le mani per costringersi a non aggrapparsi a lui. «Davvero mi aiuteresti?»
Jack rise e sedette a gambe incrociate, mettendosi più comodo. «Certo! Sarà divertente avere compagnia per un po’.»
Elsa non seppe che fare, se non ringraziarlo.
«Quando sono stata aggredita, sono tornata a casa. So che non avrei dovuto farlo, ma credevo di poterlo tenere nascosto. Invece ho cominciato a stare male, non sopportavo la luce, o gli odori, i rumori, non riuscivo a mangiare. I miei genitori devono aver creduto che stessi solo male, ma poi Anna mi si è avvicinata, e l’ho attaccata.»
Jack fece una smorfia preoccupata.
«L’hai morsa?»
Elsa scosse la testa. «No.»
«Ne sei sicura?»
La ragazza stavolta annuì. «Ne sono certa. Lei ha gridato, e io mi sono ripresa in tempo. Poi sono scappata.»
«Sei stata brava. La prima volta che si beve è difficile non uccidere, ma se anche l’avessi morsa lasciandola in vita, ora sarebbe sicuramente un vampiro anche lei. Ci vogliono degli accorgimenti per non trasformare chi si morde.»
Elsa si strinse le braccia e guardò in basso, il peso del rimorso la schiacciava.
«Avrei potuto farle del male.»
Jack posò le mani sopra quelle della ragazza. Elsa le sentì fredde, e rabbrividì, ma per qualche ragione non le diede fastidio.
«Però non è successo. Quanti giorni erano passati dal morso?»
Lei scrollò le spalle, insicura. «Tre, credo. Forse di più.»
«Tre giorni dopo la trasformazione e sei riuscita a non mordere nessuno? Hai più controllo di quel che pensi. Non dovresti essere così spaventata.»
Jack sembrava ammirato mentre le parlava. Le studiò il viso, prese una mano tra le sue per tastarle il polso.
«Comunque è da molto che non ti nutri, vero? Si vede che non stai bene.»
Elsa si morse le labbra. Sentiva i canini premerle contro la bocca.
«Sono cinque giorni che scappo. Non potevo nutrirmi, avevo troppa paura di uccidere o trasformare qualcuno.»
Jack sgranò gli occhi e la tirò per la mano che stava stringendo.
«Non va bene, così rischi di morire. Lo sai quanto può resistere un vampiro così giovane senza nutrirsi?» strepitò.
Elsa si corrucciò. Liberò la mano dalla presa di Jack.
«Come faccio a saperlo? Quello che mi ha aggredita mi ha lasciata svenuta in un corridoio. Se non avessi trovato quei buchi sul collo non avrei nemmeno capito cosa fosse successo!»
Jack chiuse gli occhi e si costrinse a non urlare. Strinse i pugni, sentendosi impotente.
Cercare un umano per farla bere sarebbe stato rischioso: a quell’ora della notte c’era troppa poca gente in giro, e la sete che la vampira aveva accumulato avrebbe quasi sicuramente significato la morte per la sua vittima.
Alzò una manica della felpa fino al gomito, e le mostrò il polso.
«Mordi.» le intimò.
«Che cosa?» Elsa parve scioccata, oltre che confusa. Gli lanciò uno sguardo incredulo.
«Potresti resistere forse uno o altri due giorni senza bere, ma poi morirai. Ormai hai troppo bisogno di sangue, se anche trovassi  un umano non saresti mai capace di nutrirti senza ucciderlo, quindi mordimi. Anche se non sembra, sono abbastanza vecchio. Non rischi di farmi male.» le spiegò.
Gli occhi di Jack fissavano tutto fuorché lei mentre parlava.
«Non pensavo ci si potesse nutrire da altri vampiri.» ammise la ragazza, titubante.
«Diciamo che è una cosa abbastanza rara. Un grosso atto di fiducia. Mordere un vampiro senza il suo permesso è un crimine molto grave. Il sire di cui ti parlavo è in grossi guai con i Guardiani anche per questo.»
Elsa rimase commossa dall’offerta di Jack, ma notò la vergogna con cui evitava il suo sguardo. Non seppe interpretarla.
«Sei sicuro che vada bene?»
«O questo, o lasciarti morire: dubito che berresti da un umano rischiando di ucciderlo. Ho detto che voglio aiutarti.» le sorrise, alzando di nuovo gli occhi. «Quindi lo farò.»
Per la prima volta da che si era trasformata, Elsa sentì le labbra piegarsi, e gli sorrise a sua volta.
Lo ringraziò sottovoce mentre gli prendeva delicatamente il braccio.
«Ti farà male?» gli chiese.
«Non lo so. Non mi sono mai lasciato mordere prima. Ma dicono che sia piacevole.»
L’imbarazzo nella voce di Jack la frenò un poco, ma alla fine si portò il polso alla bocca.
Capì quel che il vampiro aveva inteso quando le aveva detto di sentire il suo odore per capire che non era umano: la pelle di Jack aveva un profumo diverso, pungente, che per qualche strano motivo le ricordò la neve o il vento freddo che soffiava solo di inverno. C’era una nota particolare sul suo corpo gelido che una persona normale non avrebbe mai potuto emettere.
I canini ruppero la pelle del polso, affondando in una vena. Il gusto straordinario del sangue di un altro tempo le riempì la bocca, ed Elsa gemette, cominciando a succhiare, la sete che finalmente conosceva un piccolo sollievo.
Con un sospiro mosse il capo, mordendo più a fondo. Leccò il polso con la lingua, cercando di non farsi sfuggire nemmeno una goccia di sangue ristoratore.
Udì Jack ansimare, ma non riuscì a darci peso. La sete era troppa, e finalmente chiamava in gloria, allentandole il nodo in gola, mentre un calore che aveva creduto rinnegato la scaldava nel petto e nel ventre.
Elsa si sentiva la testa leggera, svuotata. Il sapore del sangue di Jack le dava i brividi, e prima di accorgersene era abbracciata a lui, stesa sul pavimento con le gambe intrecciate alle sue e i denti ancora strenuamente affondati nel polso.
Jack la stringeva con il braccio libero. Sospirava, gemeva a denti stretti pregando che Elsa fosse troppo immersa nella beatitudine del sangue per accorgersi di altro.
Sapeva per vie indirette che scambiare il sangue con un altro vampiro era un processo intimo, non solo a livello spirituale, ma anche sul piano fisico. Aveva sentito parlare delle voglie che accendeva, ma non si era aspettato una reazione così forte.
Probabilmente era dovuta alla fame e al bisogno di Elsa, ma ammise con se stesso che ragionare sulle cause non lo stava comunque aiutando a resistere alla tentazione di infilare la mano sotto i vestiti della ragazza.
Accolse con gratitudine il dolore al polso che finalmente lo distrasse dal desiderio che lo stava bruciando dentro. Sopportò il pulsare sordo del braccio, lasciando che i crampi gli arrivassero fino al cervello. Ma Elsa gemeva, e il suo corpo premeva contro quello di Jack facendogli fin troppo presente come le curve della ragazza si allineassero su di lui.
Aveva bevuto abbastanza sangue, e il vampiro aveva un disperato bisogno di riprendere fiato.
Le portò una mano sotto il mento, cercando di allontanarla.
«Basta, Elsa. Di più, e mi farai male.»
Fu come essere investiti da una scossa elettrica: Elsa si ritrasse così di colpo da mozzargli il respiro.
Jack strinse i denti e si portò il polso ferito alla bocca, premendolo contro le labbra finché la pelle non rivestì i segni lasciati dal morso di Elsa. Abbandonò la schiena contro il pavimento sporco di foglie e polvere, e cercò di riprendere fiato.
«Mi dispiace. Mi dispiace, non volevo farti male.» si scusò mortificata.
Jack strizzò gli occhi, ruotò il polso aspettando che gli tornasse la sensibilità alle punte delle dita.
«Non c’è problema. Ma la prossima volta ricordati di non mollare così bruscamente.»
«La prossima volta?»
«Sì, la prossima volta che-»
Aprì gli occhi e la vide: la bocca macchiata del suo sangue, le guance arrossate, gli occhi vividi, brillanti.
Le parole gli morirono in gola.
Elsa si leccò le labbra, e Jack rischiò di soffocare con il suo stesso fiato mentre guardava la lingua assaporare le ultime gocce di sangue, e poi la bocca restare socchiusa in un respiro affannoso.
Avrebbe voluto contenersi, lo avrebbe voluto davvero, ma le sue mani intanto stavano già affondando tra i capelli di Elsa per attirarla a sé.
La ragazza non oppose resistenza quando toccò le sue labbra in un primo bacio, né quando la lingua le assaporò la bocca, inebriata dal sangue, dal suo sapore.
Jack era dolorosamente consapevole del proprio sesso duro che premeva dentro i pantaloni, ma era convinto di poterlo ignorare.
Elsa si rilassò sopra di lui, distesa sul suo corpo rigido per il nervosismo e l’eccitazione, e a Jack fu chiaro di non potersi contenere quando il bacino della ragazza strusciò contro il suo, al suono dei sospiri che gli accarezzavano l’udito.
Si alzò a sedere e allontanò Elsa prima di perdere il lume della ragione. Vergognandosi, cercò velocemente una posizione delle gambe che non mettesse troppo in evidenza il suo stato.
«Scusa. Non avrei dovuto.» rantolò. La stretta al bassoventre minacciava di bruciarlo vivo, e non ebbe la forza di guardarla negli occhi mentre domandava perdono.
Per la prima volta maledisse la sensibilità naturale dei vampiri: odiò sentire il respiro irregolare di Elsa, cogliere il profumo fresco e femminile che la circondava, gustare ancora nella bocca il suo sapore mischiato al sangue. Se avesse alzato gli occhi, l’oscurità totale non gli avrebbe celato le ciocche ribelli che le uscivano dalla treccia stretta, o la forma invitante del collo e della spalla che scivolavano fuori dallo scollo largo della maglia del pigiama azzurro.
Avrebbe dovuto vedere una ragazza sperduta e impaurita, invece il pulsare costante che ancora sentiva al polso lo confondeva, e davanti a sé Jack notava solo una giovane vampira bellissima, sensuale nel pudore che evaporava di momento in momento.
«Non mi è dispiaciuto.» gli sorrise timidamente.
Jack scoppiò a ridere. «No, lo immagino. Se il morso che abbiamo condiviso ha avuto su di te almeno la metà dell’effetto che ha fatto a me…»
Elsa aprì la bocca per parlare, sgomenta. Poi la richiuse. Si sedette in ginocchio, allontanandosi da lui.
«Jack…»
«Ascolta, mi dispiace. Te l’ho detto, non ho mai permesso a nessuno di mordermi, e pensavo di tenere le reazioni a bada facilmente. Lasciami un attimo di tempo.»
«Mordimi.»
Un pugno nello stomaco lo avrebbe destabilizzato meno delle parole di Elsa.
«Stai scherzando.» si agitò, incredulo. «Non sai cosa stai dicendo.»
«Ho bevuto il tuo sangue, posso sopportare un morso?» gli chiese piattamente, le mani giunte appoggiate sulle gambe.
«Credo di sì, ma-»
«Allora mordimi. Per favore.»
Jack si passò una mano sul viso. Ogni volta che Elsa apriva bocca, la sua fermezza diminuiva.
«Elsa, se pensi di dovermi qualcosa, ti stai sbagliando. Avevi bisogno di sangue, e te l’ho dato. Ora siamo entrambi confusi. Quando ci passerà ragioneremo meglio.»
Elsa irrigidì la mascella, infastidita.
«Sei tu ad avere torto. Volevi aiutarmi, e questo va bene. Hai voluto proteggermi dal rischio di uccidere delle persone, facendomi bere il tuo sangue. Ora ti stai controllando perché non vuoi approfittare di me, proprio come io mi sono controllata per non fare male a mia sorella. Come mi sto controllando adesso per trattenere lo stesso bisogno che hai tu.» espresse freddamente.
Elsa respirava a labbra serrate, trattenendo la rabbia. Jack si maledisse una seconda volta per aver dimenticato come si fosse sensibili all’offesa e alla tristezza nei primi giorni dopo la trasformazione.
«Non è la stessa cosa.» negò con veemenza.
«Hai paura di farmi del male?» domandò la ragazza, piegando il capo e guardandolo fisso.
Jack pensò per un attimo a cosa risponderle. Intuiva già come avrebbe ribattuto Elsa, e per un attimo fu tentato di mentire.
«Sì.»
Quando come lui si stava soli per molto tempo, ci si dimenticava quanto fosse facile ferire le persone. Elsa pareva aver subito già abbastanza danni in pochi giorni, senza che Jack vi si aggiungesse.
La vampira alzò il mento. Il ragazzo si chiese se sapesse di star mostrando meravigliosamente la gola candida.
«Allora è la stessa cosa. Solo che non mi farai male. Lasciati andare
Gli si avvicinò carponi, e spostò la treccia su una spalla per lasciare scoperto il collo.
«Mordimi.»
Jack ammise la sconfitta con un sospiro. Sentì Elsa fremere quando le portò una mano alla nuca, accarezzando pelle liscia e ciocche di capelli. Stava per morderla quando si fermò per l’ennesima volta.
«Aspetta, prima così.»
Spostò Elsa su di sé, facendola sedere sulle sue gambe. La ragazza piegò le ginocchia dietro la sua schiena, e gli circondò le spalle in un morbido abbraccio.
Jack rise sommessamente in un lampo di vivacità che riuscì a farla sorridere.
«Se dobbiamo fare qualcosa, facciamola bene.»
Le accarezzò la schiena mentre si baciavano. Elsa si stringeva a lui, rabbrividendo a ogni tocco che le risaliva la spina dorsale.
Sentiva freddo. Il gelo le si era insinuato nelle ossa dal momento in cui era stata trasformata, ma se prima l’aveva messa a disagio, ormai non la infastidiva più: le dita congelate di Jack che la massaggiavano sulla spalla nuda erano piacevoli, rassicuranti come lo era stato il calore fino a pochi giorni prima.
Si sentì accarezzare la gola. Il bacio dolce e lento di Jack non la distraeva dal punto del collo che stava toccando, segnando con le unghie e i polpastrelli la pelle che sarebbe stata morsa.
Al pensiero di avvertire i denti di Jack affondarle nella carne provò una stretta allo stomaco, e un brivido caldo tra le gambe che la portarono a gemere nella bocca del vampiro, e spingersi con i fianchi contro di lui.
Jack rispose al suo movimento con una spinta gemella e un ansito. Le succhiò il labbro.
«Ti prego, Jack.» mormorò, prima che un nuovo bacio la zittisse.
La sfiorò dietro l’orecchio, fece scorrere le dita lungo tutto il collo, poi di nuovo sulla spalla. L’altra mano scivolò sotto la maglia del pigiama, incontrando la pelle nuda del fianco, della schiena.
Ci fu un mormorio di approvazione nel notare che non indossava il reggiseno, e con pollice e indice Jack le pizzicò piano i capezzoli, ascoltando i mugolii di piacere che le provocava.
Smise di baciarle le labbra, scese lentamente sul mento, sotto l’orecchio.
Elsa tremava, carica di aspettativa. Quasi non badò a come anche la mano stesse lasciandole il seno per percorrerle lo stomaco e insinuarsi sotto l’elastico dei pantaloni.
Jack le posò baci leggeri sul collo, poi uno più lungo, con cui assaporò la pelle, leccandola con la punta della lingua e succhiando con le labbra.
Elsa sussultò quando la prima carezza le arrivò tra le cosce, dove l’eccitazione del primo morso l’aveva già bagnata, e l’attesa del secondo aveva reso ancora più ricettiva.
Si lasciò stendere sul pavimento, delle foglie secche scricchiolarono sotto la sua schiena, ma non le sentì, troppo tesa, troppo carica per udire qualcosa di differente dai respiri soffocati.
Sperò che le mani di Jack tornassero sotto i suoi pantaloni, oltre l’intimo, ma si abbassò lei stessa gli indumenti oltre le cosce, quando si accorse di come il ragazzo stesse armeggiando con la propria cerniera.
I denti di Jack le perforarono il collo nello stesso momento in cui il vampiro le entrò dentro con una spinta decisa.
Elsa gridò, inarcandosi addosso a lui. Il respiro affannoso di Jack le rimbombava nelle orecchie mentre beveva da lei, mordendo come se fosse affamato del suo sangue.
Si sentì molle, una materia che si modellava sotto le richieste della bocca e delle spinte di Jack.
Per l’accettazione, per l’accordo tra loro di lasciarsi andare, il desiderio aumentava. Poteva essere soddisfatto, e dunque cresceva.
Jack beveva vorace, e intanto i fianchi si muovevano veloci e forti, tanto da spingerla ad aggrapparsi a lui.
Il corpo di Elsa non era mai stato così elastico, così sensibile. Il piacere non aveva mai raggiunto simili vette.
Prima che iniziasse a girarle la testa, il ragazzo allentò l’affondo dei denti nel suo collo, placando di poco anche le spinte del bacino. Leccò il sangue che gocciolava, e succhiò ancora un poco dalla ferita, coprendola poi con un bacio quando smise di mordere.
Elsa boccheggiava, e Jack con lei.
Un rivolo di sangue gli colò dalle labbra, e la ragazza lo baciò, prendendo sulla lingua le stille preziose.
Con un lamento roco il vampiro rispose al bacio, riprendendo a spingere con forza, stringendo Elsa tra le braccia.
Abbassò il capo, e venne strangolando un grido contro la spalla della ragazza, che si abbandonò poco dopo, lasciando cadere le braccia ai lati della testa.
Jack si ritrasse quanto bastava, restando steso su di lei a riprendere fiato.
Elsa lo abbracciò, permettendogli di riposare contro il suo seno.
Quando i minuti si prolungarono, e la spossatezza del rapporto appena avuto si sommò all’avvicinarsi del sole, Elsa sussurrò.
«Jack, è normale vedere… immagini?»
«Cosa vuoi dire?» chiese stancamente, accarezzandole distratto un fianco.
«Credo siano ricordi. Tuoi.»
«Sì. È abbastanza comune. Ma si può evitare, se vuoi.»
«No, non importa. Anche tu hai visto dei miei ricordi?»
«Qualcosa. Solo i più recenti.» rispose, cessando di solleticarle il fianco.
Elsa notò un astio sottile nella voce di Jack.
«Cos’hai visto?» gli domandò, accarezzandogli una guancia, nella speranza di quietarlo.
«La faccia di chi ti ha trasformata.»
Il cuore di Elsa mancò un battito.
«Lo conosci?»
Jack espirò tutto  il fiato. Riprese ad accarezzare Elsa.
«Appena scenderà di nuovo il sole, andremo dai quattro Guardiani.»

Love is an open door

Autore: gw_at_ecate
Fandom: Frozen/Le 5 Leggende
Titolo: Love is an open door
Rating: nc17
Prompt: 140meravigliosamente incoerente
Note: modern!AU. "Ana" sta per "Toothiana"

Elsa arriccia il naso: il caffè è troppo caldo e le ha scottato la lingua.
Oltre la finestra del bar guarda sua sorella Anna allontanarsi con il nuovo fidanzato. Il ragazzo alto sembra imbarazzato, ma la abbraccia comunque mentre si allontanano per la strada.
Visti i trascorsi amorosi di Anna, i loro genitori hanno praticamente scongiurato Elsa di controllare con chi stesse uscendo la figlia minore. Elsa ha riso, cercato di calmarli, e ha detto che non ci sarebbe stato nessun bisogno di seguire Anna e la nuova fiamma.
Quindi in questo momento è nascosta nel bar all’insaputa tanto della sorella quanto dei genitori, che la credono fuori con la cugina.
Anna ha diciotto anni e meriterebbe più fiducia, ma per Elsa sarà sempre la sorellina da proteggere, e dunque non è riuscita proprio a evitare di controllare tutti i social network in cui il biondo nordico è registrato. Tuttavia non ammetterà mai di averlo già intercettato e pedinato un paio di volte in città, prima di oggi.
Solo qualche volta, però. Si è trattenuta. Del resto ora si accontenta di spiare l’incontro tra Anna e Kristoff – o era Kristoffer? Forse deve ricontrollare – e non andrà oltre: finirà il suo caffè in pace, e tra qualche minuto, quando sarà certa che i due fidanzatini si siano allontanati a sufficienza, sgattaiolerà fino alla fermata del tram e andrà al palaghiaccio, a guardare i pattinatori allenarsi per le prossime gare.
È certa che andrà a finire così finché il ragazzo seduto al tavolino davanti al suo non la chiama.
«Aspetti qualcuno?»
«Scusami?»
«Continui a guardare fuori, aspetti qualcuno?»
Elsa si acciglia. Il ragazzo ha i capelli chiarissimi come gli albini, pelle pallida e occhi azzurri. Ha un viso giovane, più vicino all’età di Anna che alla sua. Le sorride allegramente.
«No. Stavo solo controllando. Comunque adesso me ne vado.» risponde rigida. Non ama molto quando degli sconosciuti le si accostano o le parlano. Le piace starsene sulle sue.
«Hai impegni?» le domanda subito lui.
«No.»
Forse dovrebbe essere più secca, e magari guardarlo anche male, tanto per fargli intendere che non vuole venire scocciata, ma la voce del ragazzo è piacevole, ed Elsa scopre di starlo guardando con troppa intensità.
«Allora posso farti compagnia? Non ho nulla da fare.»
Elsa stringe le labbra. Con la mente formula il diniego più deciso e persino scortese che abbia mai pronunciato.
«Ehm- va bene.»
Peccato solo che dalla bocca le sfugga tutt’altra risposta.
Il sorriso del ragazzo si allarga tanto da prendergli tutto il viso. È un’espressione così ridicola che fa sorridere anche Elsa.
«Fantastico! Io sono Jack.»
Si alza per avvicinarsi e tenderle una mano.
Elsa la stringe. È fredda, nonostante dentro il bar ci sia un bel tepore. Invece che disturbarla, quel particolare finisce per rasserenarla. Anche lei ha sempre le mani troppo fredde.
«Elsa.»



Non sa davvero come si sia cacciata in questa situazione. Maledizione a lei se lo capisce.
Fino a qualche ora prima stava chiacchierando con un ragazzo appena conosciuto, e adesso si trova nell’appartamento di Jack, aggrappata al suo collo mentre lo spinge contro la porta che si chiude con un tonfo assordante.
La metà pensante – quella funzionante – del suo cervello tenta disperatamente di ricordare come la passeggiata per la strada si sia trasformata in una corsa verso l’appartamento di lui. L’altra metà è impegnata piuttosto a comandare le dita, per poter slacciare la cintura di Jack senza doversi scostare troppo dal ragazzo e dalle labbra morbide che le stanno divorando la bocca.
Ha caldo.
Ha caldo alle guance, al collo, sui fianchi dove Jack la stringe e accarezza sfilandole la maglia dalla gonna a pieghe. Ha caldo tra le gambe, e la sensazione aumenta di minuto in minuto.
Arrivano alla stanza di Jack correndo, inciampando sulle scarpe che si sono sfilati mentre percorrono lo stretto corridoio.
Le tende nella camera da letto sono tirate, e la luce che filtra dalla strada è sufficiente per farle intravedere dei libri sparsi sul pavimento invece che sulla scrivania, e uno skateboard appoggiato in un angolo.
Ma quanti anni ha? Elsa non è più troppo sicura che Jack sia al primo anno del college, eppure in quel momento non le interessa: ha gettato la maglietta per terra e finalmente è riuscita a slacciargli i pantaloni, che ora cadono sui fianchi magri, cedendo sempre più un basso a ogni movimento.
Jack prova a prenderla in braccio, ma Elsa si stringe troppo a lui, afferrata al collo della maglia per baciare porzioni sempre più estese del collo, e cadono entrambi sul letto, in un incastro disordinato di gambe e risate.
Non si accorge che Jack è riuscito a slacciarle il reggiseno, finché il ragazzo non glielo sfila dalle braccia e prende un seno tra le labbra.
Elsa non si aspettava nemmeno di gemere a quella maniera, ma lui le sta leccando un capezzolo, e succhia la pelle tenera mentre con le dita lunghe e fresche pizzica piano la punta dell’altro seno.
La ragazza stringe le gambe attorno ai fianchi di Jack, si spinge su di lui e sente l’erezione dura premerle addosso.
Elsa si muove, si inarca, e Jack la segue, con il respiro mozzo ogni volta che i bacini sfregano con più decisione.
Gli ansiti del ragazzo le danno la pelle d’oca. Infila le mani sotto la sua felpa leggera e tocca la pelle nuda, accarezza muscoli in tensione, sente le vertebre della schiena scivolarle sotto le dita e le unghie. Intanto ha trovato il modo di abbassargli i pantaloni con i piedi, senza dover interrompere il contatto con il sesso di Jack, che le provoca scariche di piacere ogni volta che preme più forte su di lei.
Non ricorda di essersi mai eccitata così tanto con un ragazzo. Tantomeno con qualcuno che ha appena conosciuto.
Forse lei e Anna sono sorelle per un motivo.
Elsa ha giusto il tempo di pentirsi per tutte le volte in cui l’ha rimproverata di essere poco coscienziosa. Poi Jack si solleva per sfilarsi la felpa e gettarla via di fretta, distraendola dai pensieri.
Ha le spalle larghe e il torace aperto, e nonostante sia magro, Elsa può vedere i muscoli contratti scolpire il fisico. I nervi del collo sono tesi, e lei immagina di affondarci i denti e le unghie mentre Jack la penetra.
L’ansito strozzato che le esce dalla gola sembra più un singhiozzo. Jack lo nota, e ridacchia, stringendo le labbra per cercare di trattenersi.
Elsa sta per intimargli di smetterla quando il ragazzo torna su di lei e la bacia. La lingua è dolce sulla sua, ed è piacevole sentirgli il corpo fresco quando invece a lei sembra di bruciare.
Jack la spinge con la mano sotto il ginocchio, le accarezza la gamba coperta dalle calze per fargliela piegare attorno ai suoi fianchi, ma mentre Elsa insinua le dita oltre l’elastico dei boxer del ragazzo, Jack arriva ad accarezzare la pelle nuda delle sue cosce e si ferma.
«Hai le autoreggenti? Oh- oddio, posso morire felice.»
Sta ridendo e al contempo le massaggia la gamba incredulo. Elsa non capisce dove stia la grande sorpresa.
«Non te ne eri accorto?»
«No. Finora ho cercato di concentrarmi sul pezzo sopra, o non ti avrei fatta arrivare fino al letto.»
Elsa spalanca gli occhi, e Jack ride imbarazzato.
«È che sei… bella. Mi fai uno strano effetto.»
Lei arrossisce. Il ragazzo non è il solo a provare qualcosa di diverso dal solito, ma morirebbe piuttosto che ammetterlo ad alta voce. Preferisce rivolgerli un sorriso furbo e inarcare di più i fianchi, creando un’onda con il bacino, che preme sull’erezione di Jack.
Lui stringe i denti e si aggrappa alla sua gamba. Le unghie cortissime le graffiano la coscia, e Jack le solleva la gonna oltre la vita, guardandole il sesso coperto dalle mutandine e la porzione di pelle nuda della gambe. Il ragazzo emette un sospiro gutturale.
«Davvero, almeno questa parte speravo di farla per bene e con calma, ma se hai le autoreggenti non ci riesco.»
Accosta il viso al suo orecchio, e sussurra roco mentre la accarezza al di sopra delle mutandine. «Ho così voglia che mi fa male.»
Elsa boccheggia. Si sente umida e calda, e le dita di Jack le danno i brividi.
Aggancia i pollici ai lati delle proprie mutandine e se le abbassa.
«Allora adesso facciamolo e basta. Andremo con calma la prossima volta.»
Jack si passa una mano sulla fronte e ride.
«La prossima volta? Okay, mi sono appena innamorato di te.»
Elsa ride assieme a lui. Si morde le labbra con disappunto quando Jack si scosta, poi lo vede allungare un braccio verso il comodino e rovistare con la mano nel cassetto.
Approfitta del momento per sfilarsi del tutto l’intimo.
Quando Jack torna a inginocchiarsi tra le sue gambe ha in mano la confezione di un preservativo. Elsa sta per darsi della stupida per non aver neanche pensato alle protezioni, ma per fortuna se lo è ricordato lui, ed Elsa lo guarda abbassarsi i boxer fino alle ginocchia e infilarsi il profilattico.
«Mi sento osservato.»
Lei ride, allarga le gambe mentre Jack si stende e la sovrasta.
«Ti sto osservando.» ammette candidamente.
Si aggrappa alle sue spalle, e Jack le fa passare un braccio sotto i fianchi prima di penetrarla.
Elsa affonda le unghie, graffiandolo, e chiude gli occhi mentre geme.
Jack a tratti la bacia, la morde. La ragazza sente le labbra arrossarsi sotto la pressione della bocca e dei denti, mentre con le gambe e con i fianchi si vengono incontro, si allontanano e si ritrovano.
Jack spinge con forza, le ansima contro la pelle arrossata del viso e del collo, ed Elsa non può fare a meno di gridare. Contrae i muscoli dell’addome per rallentare l’orgasmo. Sente il piacere premerle in gola e bruciarle tra le gambe, ma Jack è ancora lontano, e per quanto i suoi gemiti siano sempre più rochi, Elsa si trattiene.
Quando non ce la fa più e viene, morde il labbro di Jack fino a sentire il sapore del sangue, e si tiene a lui con tutta la foga di un naufrago.
Urla il suo nome, annebbiata, persa, e Jack la raggiunge con altre due spinte violente, preme la bocca contro la sua spalla, e i denti affondano, lasciando segni rossi sulla pelle candida della ragazza.
Elsa si abbandona sul letto, abbracciando stretto Jack, che le bacia con cautela la spalla arrossata e il collo, raccogliendo sulla lingua una goccia di sudore.
Le labbra toccano le sue, e riprendono fiato entrambi mentre si baciano lentamente, assaporando fino all’ultima briciola l’orgasmo, cercando con le dita tracce di piacere sul corpo dell’altro.
Elsa sospira un lamento quando Jack si scosta di lei per togliersi il preservativo e abbandonarlo dentro un fazzoletto di carta. Gli concede appena un attimo e poi incastra le gambe a quelle di Jack per farlo cadere di nuovo su di sé.
Lo bacia ancora, inizia a ridere quando lui cerca di farle il solletico. Elsa fa forza con i talloni e riesce a ribaltare le posizioni e portarsi sopra di lui.
Si siede sul bacino del ragazzo, e appoggia le mani sul petto di Jack.
«La prossima volta sto sopra io.» annuncia presuntuosa.
Jack spalanca la bocca, ed è evidente che si sta figurando la scena. Sbatte gli occhi e si dichiara sconfitto. «Okay, mi sto davvero innamorando di te.»
Elsa ride, si china e lo bacia.
«Per così poco.»
Jack sta per ribattere, ma poi la afferra per le natiche e la stringe. Le carezze diventano languide, ed Elsa sta già per cedere di nuovo, e le mani corrono sul corpo di Jack.
Il rumore della porta d’ingresso che si apre e richiude li blocca.
«Jack, sei in casa?»
Una voce femminile fa drizzare la schiena a Elsa, che vede gli occhi azzurri di Jack spalancarsi.
«Ana? Che cazzo…» il ragazzo bisbiglia.
«Jack?» la voce lo chiama ancora.
«Ci sono! Non dovevi tornare domani pomeriggio?»
Jack risponde concitato mentre pensa a cosa fare.
«Ehm, ti ho detto dei miei due coinquilini? No, non te l’ho detto perché dovevano stare fuori entrambi per il weekend e… cazzo!»
Il ragazzo cerca di alzarsi, ma Elsa trattiene Jack sul letto, premendogli una mano sul torace.
«Dimmi solo che non è la tua ragazza.» risponde lei freddamente. La rabbia e la delusione sono pronte a esplodere.
Jack fa una smorfia scandalizzata.
«No! Santo Dio, mi ha visto perdere i denti da latte, è un’amica!»
«Sei sincero?» chiede ancora Elsa.
Fuori Ana si avvicina, si sente il rumore di una borsa gettata a terra.
«Jack, sei in camera?»
«Aspetta, non-!»
Il ragazzo sbianca, Elsa fa appena in tempo a scendere dal letto e coprirsi il petto con le braccia, quando Ana entra nella stanza, per poi strillare imbarazzata e richiudere la porta di tutta fretta.
«Scusa! Oh Cielo, scusa! Non sapevo! Io… mi dispiace!»
Elsa ha le guance che bruciano per la vergogna. Jack non è da meno, ma cerca di ridere. Intanto si rialza con uno scatto dal letto e si riveste.
«Ok, prendiamola così: almeno è stata Ana a vederti, e non l’altro ragazzo che vive qui.»
Elsa si infila la maglietta e lancia un’occhiataccia a Jack che lo fa rabbrividire.
«Ti uccido.»
«Se mi uccidi non ci sarà una prossima volta!» ribatte lui sorridendo.
Elsa trova uno dei libri di Jack per terra e glielo lancia, colpendolo in faccia.
Più tardi si siederanno con Ana in cucina davanti a un caffè caldo, con cui Elsa si scotterà per la seconda volta quella sera.
Le risate ammorbidiranno l’imbarazzo fino a spazzarlo via, Elsa scoprirà che effettivamente Jack e Ana sono stati fidanzati quando avevano quattordici anni, e per questo il ragazzo riceverà un pizzicotto alla gamba di nascosto.
Quando Elsa se ne andrà lasciando a Jack un biglietto con il suo numero di telefono, si chiederà cosa ne penserà Anna.